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L'inferno Cecenia
"Dalla caduta dell’Unione Sovietica sono stati uccisi oltre 40 giornalisti. Dodici reporter sono stati eliminati nell’era Putin. Su quanti di questi delitti è stata fatta luce?" ![]() Anna Politkovskaya, uccisa il 7 ottobre 2006 ![]() Antonio Russo, ucciso il 16 ottobre 2000 |
Non è vero che è tutto come nel passato. Ai tempi dell’Unione sovietica, del controllo del partito sulla stampa, i provvedimenti al Soviet supremo erano infatti sempre presi all’unanimità. L’altro giorno nel voto della Duma che ha abolito, per legge, la libertà di stampa nella Federazione russa, i favorevoli sono stati 339 e un deputato ha coraggiosamente votato contro. SI attende ora che il Senato approvi a sua volta il provvedimento (magari per acclamazione, per accelerare i tempi) e poi Putin sarà chiamato a sottoscrivere una legge che un parlamento ormai asservito ai suoi voleri gli ha offerto su un piatto d’argento. Articolo21
Diffamazione e calunnia: d'ora in avanti i mezzi di informazione russi potranno essere sospesi o chiusi dall'autorità con queste accuse. Lo ha deliberato la Duma, Camera bassa del Parlamento, votando una legge a favore di nuove restrizioni sui mass media. Ufficialmente è un provvedimento come un altro, ma il fatto che negli ultimi mesi si sia molto parlato - e non solo in Russia - della presunta relazione tra il presidente Putin e la campionessa olimpica Alina Kabaeva, fa sorgere il dubbio che esista un nesso. Recentemente anche il tabloid russo Moskovskij Korrespondent ha parlato del presunto divorzio tra Vladimir Putin e la moglie Ljudmila, "sostituita" dalla 24enne, che è anche deputata di Russia Unita. Pochi giorni dopo l'editore del quotidiano ha licenziato il direttore. Lo spinoso argomento era stato trattato a bruciapelo anche durante la visita di Putin a Villa Certosa, ospite di Berlusconi: una giornalista aveva chiesto lumi sulla vicenda e il Cavaliere aveva mimato il gesto del mitra rivolto verso di lei. Il provvedimento è stato votato dalla Duma quasi all'unanimità (un contrario e 339 a favore). Ai sensi della nuova norma, la calunnia e la diffamazione consistono nella «diffusione di informazioni false deliberatamente dannose all’onore e alla dignità». Con sanzioni parificate a quelle previste per la promozione del terrorismo, l’estremismo e l’odio razziale. Il disegno di legge passa ora al Senato dove è più che probabile l’approvazione. Toccherà poi a Putin la firma definitiva. La bozza era stata presentata a gennaio dal parlamentare Robert Schlegel, ex attivista del Nashi (movimento giovanile pro Putin). La Duma ha respinto la prima proposta, ma ha approvato la nuova versione presentata da Schlegel dopo che il tabloid russo ha pubblicato il gossip su Putin. Ma chiaramente nel presentare il disegno di legge, il deputato non ha citato l'episodio.
Non sarà chiuso, ma metterà la testa a posto il giornale che venerdì scorso in Sardegna ha suscitato le ire di Putin parlando di un suo divorzio dalla moglie Ludmila e di un prossimo matrimonio con una bella ginnasta ventiquattrenne. Notizie smentite categoricamente, che hanno portato Silvio Berlusconi, presente alla conferenza stampa assieme all’amico Vladimir, a puntare le mani atteggiate a mitraglietta alla giornalista che aveva chiesto conferma del presunto scoop. La reazione di Putin ha spinto l’editore di Moskovskij Korrespondent, a sospendere subito le pubblicazioni e a licenziare il direttore. Adesso, dopo la correzione di tiro («non avevamo controllato adeguatamente l’attendibilità della fonte»), il giornale tornerà in edicola. «Ma guarderà alla realtà in un altro modo », ha spiegato l’amministratore Artyom Artyomov. «Parlerà di più dei problemi quotidiani e meno di politica». Come a dire: non disturberemo più il manovratore. Il quotidiano era uscito con la storia di Putin e della bella Alina Kabayeva già l’11 aprile, ma nessuno l’aveva presa sul serio, sia perché Moskovskij Korrespondent vende pochissimo, sia perché fa parte di quel gruppo di pubblicazioni che qui chiamano con disprezzo Bulevarnaya Gazeta, giornali popolari, pieni di gossip e scarsamente attendibili. Ma venerdì in Costa Smeralda Natalya Melikova dell’autorevole Nezavisimaya Gazeta ha chiesto a Putin se era vero quello che si era letto sul quotidiano scandalistico. Il presidente russo non ha preso bene la domanda; ha detto che era tutto falso e ha aggiunto di non aver mai amato i giornalisti che «si impicciano della vita degli altri con il loro naso moccioloso e loro fantasie erotiche». Una frase forte che ha fatto scoppiare in lacrime la povera Natalya. All’editore di Moskovskij Korrespondent Aleksandr Lebedev si sono rizzati i capelli in testa. È un ex Kgb come Putin, e si dice che abbia fatto i soldi gestendo i fondi neri nascosti all’estero dalla sua organizzazione. Adesso fa il banchiere e dà già fastidio al Cremlino finanziando assieme a Gorbaciov Novaya Gazeta, il giornale indipendente per il quale lavorava anche Anna Politkovskaya, la giornalista uccisa sotto casa nel 2006. L’accendersi dei riflettori ha gettato nel panico Lebedev che è corso ai ripari. Naturalmente in tutte le dichiarazioni ufficiali si nega che l’intervento sul giornale sia stato motivato dallo scandalo Kabayeva. La vicenda è sintomatica del clima che si respira in questa fase di transizione. Anche storie come queste danno fastidio e non devono avere alcuna copertura dai media. Tra l’altro, la stragrande maggioranza dei russi non ha ancora sentito nemmeno parlare dell’intera vicenda. Le tv l’hanno taciuta completamente. Come hanno sorvolato sulla domanda di Natalya, sulla risposta di Putin e sulla mitraglietta di Berlusconi. Corriere.it
Un'opera teatrale è stata censurata in questi giorni in Daghestan, repubblica russa al confine con la Cecenia. La rappresentazione, dal titolo "Nelle tue mani...", aveva come tema centrale la vicenda degli ostaggi del teatro Dubrovka, a Mosca nel 2002. Dopo la prima di venerdì scorso, con una scusa sono state annullate le repliche di sabato e domenica, secondo il regista Skandarbek Tulparov su ordine del presidente daghestano Mukh Aliev, il quale nega l'intervento censorio. "C'è la mano di Mosca", sentenzia Tatiana Karpova, la presidentessa dell'organizzazione 'NordOst', che si occupa delle famiglie dei morti e dispersi nella vicenda del teatro Dubrovka. Un caso di censura "senza precedenti", secondo lo scrittore russo Viktor Erofeev, che "attenta alla libertà di espressione".
Arseny Makhlov, fondatore del settimanale indipendente 'Dvornik', pubblicato nella città occidentale di Svetlogorsk (regione di Kaliningrad.) è stato pugnalato due volte alla schiena da un individuo non identificato che lo ha assalito mentre l’editore russo stava lasciando un ristorante. Makhlov è stato condotto in ospedale per breve tempo e poi dimesso. Secondo Makhlov l’attacco è da collegare alla sua attività di giornalista. Il settimanale 'Dvornik' si occupa di questioni politiche e sociali, e spesso critica le azioni del governo locale. Secondo l’agenzia di stampa Regnum, un recente articolo apparso su Dvornik metteva in risalto il dubbio acquisto di un edificio storico da parte di una compagnia privata. La pubblicità ha attirato l’attenzione del governatore di Kaliningrad, che ha dichiarato di non voler permettere l’uso improprio dello stabile.
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