|
L'inferno Cecenia
"Dalla caduta dell’Unione Sovietica sono stati uccisi oltre 40 giornalisti. Dodici reporter sono stati eliminati nell’era Putin. Su quanti di questi delitti è stata fatta luce?" ![]() Anna Politkovskaya, uccisa il 7 ottobre 2006 ![]() Antonio Russo, ucciso il 16 ottobre 2000 |
“Il giornalista deve produrre reportage, servizi, interviste. E le lacrime che versa nell’una o nell’altra occasione non interessano, in fondo, nessuno. Descrivi quello che vedi, metti insieme dei fatti e analizzali. Punto e basta. Ma rispetto a ciò che pubblichiamo, molte cose restano fuori”. Tv7: l'ultimo reportage
Il cadavere Malik Akhmedilov, corrispondente del giornale in lingua avara ‘Khakikat’ (La verità) è stato trovato in un’auto parcheggiata in un quartiere di Makhackala, la capitale del Daghestan, repubblica del Caucaso russo al confine con la Cecenia. Sul cadavere numerosi colpi di arma da fuoco, in corrispondenza in particolare dello stomaco. «Il corpo è stato lasciato dentro un’automobile, aveva ferite da arma da fuoco nel ventre», ha riferito il ministero dell’Interno localei. Il Dagestan, per anni «retrovia» del conflitto ceceno, è diventato un nuovo epicentro di tensioni nel Caucaso russo, assieme alla vicina Inguscezia. In entrambe le repubbliche negli ultimi mesi si sono moltiplicate violenze e omicidi, sullo sfondo di un complicato intreccio di estremismo islamico, scontri tra bande rivali e vicende di corruzione.
Nuove accuse a Mosca. Questa volto sono i figli di Anna Politkovskaia, la giornalista uccisa sul portone di casa nell'ottobre del 2006 a Mosca, a puntare il dito contro lo Stato. Perché sta dimostrando un completo disinteresse nel far luce sui mandanti, di fatto copre gli assassini della loro madre. Le accuse di Vera e Ilià giungono dopo che il Tribunale militare di Mosca - all'apertura del nuovo processo - ha respinto la loro richiesta di rinviare gli atti alla procura e di riaprire l'inchiesta, allo scopo di unificarla con quella sui mandanti e sull'esecutore materiale dell'assassinio. Tale decisione «dimostra una sola cosa, e cioè che lo stato non desidera assolutamente far luce su tale delitto», hanno detto i figli della Politkovskaia in una lettera aperta pubblicata oggi con evidenza sulla prima pagina della Novaya Gazieta, il giornale per il quale scriveva la madre. A questo punto, «noi non riteniamo più necessario partecipare a questo show», scrivono i figli della giornalista, secondo i quali l'inchiesta, «è divenuta una farsa». I due giovani hanno tuttavia sottolineato di voler comunque seguire attentamente le udienze del nuovo processo per «non consentire la speranza di far luce venga seppellita definitivamente». I tre imputati per l'uccisione di Anna Politkovskaia erano stati assolti in un primo processo lo scorso febbraio. A fine giugno tuttavia la Corte suprema aveva annullato tale sentenza per vizi procedurali, ordinando un nuovo processo, che si è aperto il 5 agosto scorso. I giudici hanno subito respinto una richiesta delle parti civili, appoggiata dall'accusa e dai legali della difesa, di riaprire l'inchiesta sui tre imputati per unirla a quella sui mandanti e sul presunto esecutore materiale dell'omicidio, del quale si conosce il nome me che è latitante.
«Più di una settantina di giornalisti sono stati assassinati nell'ex Unione Sovietica dal 1992, quarantanove nella sola Russia. I numeri risultano ancora più elevati se si considera anche il martirio dei democratici. La mia nazione, la Bielorussia, non è riuscita ad evitare di pagare il tragico prezzo del cambiamento democratico. Ma dal momento che si tratta di un Paese piccolo e isolato – "un buco nero in Europa" – di casi del genere raramente si parla nei media internazionali. Nessuno ormai ricorda Anatol Maisenya, giornalista e uno dei primi oppositori del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, "l'ultimo dittatore europeo". È morto in circostanze sospette in un incidente stradale nel 1996. Stesso destino per Dzmitry Zavadzki, l'ex cameraman personale di Lukashenko, messo in prigione a causa delle sue rivelazioni. Nel 2000 è scomparso e, né il suo corpo, né i suoi rapitori sono stati mai trovati. Un'altra giornalista conosciuta per le sue posizioni critiche nei confronti del presidente, Veranika Charkasava, e che lavorava come reporter investigativo per il quotidiano indipendente 'Salidarnasc', nel 2004 è stata pugnalata a morte e i suoi assassini non sono mai stati identificati. E ancora: Vasily Grodnikov scriveva per uno dei maggiori quotidiani dell'opposizione, 'Narodnaya Volia'. È deceduto nel 2005 in seguito alle percosse ricevute dai suoi aggressori che anche in questo caso non sono stati trovati. Sì, ci sono delle somiglianze tra i casi accaduti in Russia e in Bielorussia. Per esempio, entrambi i loro presidenti non hanno mai rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale riguardo agli episodi, né offerto le condoglianze per le vittime. Come in Russia, anche le autorità bielorusse non sembrano in grado né di fermare né di risolvere i crimini commessi ai danni degli attivisti democratici assicurando i colpevoli alla giustizia. In entrambi i Paesi si ha l'impressione che questa indifferenza da parte degli organi ufficiali sia quasi un segno dell'approvazione dell'assassinio come strumento adatto per mettere a tacere tutti quelli che cercano di difendere i diritti umani e la libertà di stampa. Gli eventi accaduti ultimamente a Mosca erano, inoltre, in parte connessi alla Bielorussia. Stanislav Markelov, 35 anni, era sposato con una donna bielorussa, aveva difeso dei cittadini bielorussi arrestati per aver protestato di fronte all'ambasciata della Bielorussia a Mosca e aveva preso parte a un seminario sui diritti umani a Minsk. Ma essendo una giovane giornalista che collabora con i "nuovi media", sono rimasta particolarmente colpita dal coraggio della venticinquenne Anastasia Baburova. L'omicidio della giovane giornalista e studentessa all'università statale di Mosca è stato messo in ombra da quello del più noto Markelov. Ma la sua tragica morte è altresì fonte di speranza ed ispirazione. A dispetto del pericolo che correva, era decisa a continuare a studiare e praticare il giornalismo investigativo. Aveva aderito a un partito politico dell'opposizione e lavorava per un quotidiano indipendente, che nel 2000 aveva visto altri suoi tre reporter uccisi. Aveva scelto di scrivere articoli e blog contro i misfatti perpetuati in uno Stato autoritario. È morta affrontando l'assassino del suo collega, diventando un'ispirazione per tutti noi. Non possiamo restare in silenzio. Dobbiamo alzare la nostra voce a difesa della democrazia e della libertà d'espressione. Non esiste arma in grado di impedire alle persone di cercare la verità e lottare per la libertà. Nonostante la lunga lista di persone uccise, imprigionate, picchiate e oppresse, in Bielorussia e Russia giovani giornalisti continuano ad unirsi ai mezzi di comunicazione indipendenti. Noi tutti dobbiamo impegnarci per realizzare quei cambiamenti che garantiranno che nessun altro essere umano in questa parte del mondo debba morire per aver tentato di cercare la verità». Irina V. Isf
Il quotidiano russo 'Tvoi Dien' (Il tuo giorno) ha pubblicato in prima pagina la foto del presunto killer che il 19 gennaio ha freddato in pieno centro e in pieno giorno a Mosca l'avvocato Stanislav Markelov, 34 anni, e Anastasia Baburova (25), collaboratrice di 'Novaia Gazeta', lo stesso giornale per cui lavorava Anna Politkovskaia. Un duplice omicidio che ha sollevato proteste anche all'estero, ma oggi il ministero degli esteri russo ha parlato di strumentalizzazione politica della morte della giornalista. L'immagine pubblicata dal giornale è stata ripresa da una videocamera della stazione della metropolitana Kropotinskaia tre minuti dopo il duplice delitto. L'uomo, magro e di alta statura, è ritratto mentre cammina in un corridoio della stazione con un berretto e il bavero rialzato della giacca che lasciano intravedere solo gli occhi. Il quotidiano ha lanciato un appello ad eventuali testimoni promettendo una ricompensa di entità non precisata. Gli inquirenti avevano negato l'esistenza di testimoni oculari dei due omicidi e stanno continuando l'esame di tutte le videocamere della metropolitana e di quelle degli edifici vicini al luogo del delitto. (Guardate quanta gente c’è che lo osserva)
L'erede di Anna Politkovskaya è stata uccisa in un agguato insieme a un avvocato icona della lotta per i diritti civili in Cecenia. Anastasia Baburova, venticinquenne praticante della Novaya Gazeta, è morta nell'ospedale in cui era stata portata con una ferita d'arma da fuoco alla testa. Secondo la polizia è rimasta vittima di un attentato il cui vero obiettivo era Stanislav Markelov, l'avvocato trentaquattrenne che si era battuto contro il rilascio anticipato del colonnello Yuri Budanov, l'ufficiale più alto in grado a essere condannato per crimini di guerra da un tribunale russo. Markelov aveva appena finito di parlare con i giornalisti quando un sicario gli ha sparato alla nuca e ha poi fatto fuoco contro la giovane giornalista, autrice di numerosi reportage sul crescente razzismo e ultranazionalismo in Russia. Nel processo contro il colonnello Budanov, Markelov aveva rappresentato la famiglia di Elza Kungayeva, una diciottenne cecena stuprata e uccisa da un gruppo di soldati russi. Nel 2000 l'ufficiale era stato arrestato, incriminato per il delitto e condannato a 10 anni, ma giovedì scorso era tornato in libertà nonostante la campagna condotta dall'avvocato contro il rilascio. L'uccisione di Elza era diventata il simbolo degli abusi commessi in Cecenia dalle truppe russe e la liberazione del colonnello era stata accolta con un'ondata di proteste. Il padre della ragazza, minacciato di morte, è costretto all'esilio in Norvegia. Corriere.itSi è aperto ieri e si terrà a porte aperte il processo per l'omicidio della giornalista Anna Politkovskaya. Un fatto che dovrebbe dare della Russia un'immagine di trasparenza, secondo le autorità. Solo un primo passo dell'inchiesta che deve essere ancora conclusa, secondo la famiglia: alla sbarra ci sono solo due autisti ceceni e due ex poliziotti. E' sfuggito misteriosamente alla cattura il presunto autore materiale del delitto e nulla si sa del mandante che, chiaramente, voleva far cessare gli articoli della giornalista che denunciava i soprusi delle autorità russe e del governo installato dal Cremlino in Cecenia. L'unica indiscrezione sull'argomento è uscita dal Procuratore generale Yurij Chajka, che a un certo punto aveva annunciato l'arresto di dieci sospetti (poi quasi tutti scarcerati) e l'individuazione di un mandante estero. Si trattava di Boris Berezovskij, il magnate fuggito in Gran Bretagna dopo aver rotto con Vladimir Putin che nell'immaginifico teorema del Procuratore aveva ordinato l'omicidio per screditare il governo russo. Un omicidio avvenuto proprio il giorno del cinquantaquattresimo compleanno di Vladimir Putin, il 7 ottobre 2006. Quasi che qualcuno gli avesse voluto fare un regalo. segue postato da scaccia · permalink · commenti (1)
MOSCA - Mikhail Beketov, giornalista del quotidiano russo 'Khimkinskaia Pravda' e' stato picchiato a Mosca ed e' ora ricoverato in prognosi riservata. Lo riferisce l'agenzia Ria Novosti. Beketov e' autore di articoli fortemente critici sulla speculazione edilizia in atto in un quartiere della capitale, con grattacieli che hanno usurpato boschi e aree verdi; era gia' stato vittima di un'aggressione l'anno scorso. All'inizio dell'anno era stato querelato per diffamazione contro i costruttori edili. (Agr)
|